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Melanoma cutaneo

Melanoma cutaneo


È il terzo tumore più frequente al di sotto dei 50 anni

Un nemico aggressivo dall’incidenza in continua crescita


Ma sono in pochi a dichiarare di conoscere il melanoma cutaneo.

CHE COSA E’ IL MELANOMA?
Il melanoma è un tumore maligno della cute, che origina da alcune cellule chiamate melanociti. Può insorgere in qualsiasi aree cutanea e in una percentuale dei casi nel contesto di un nevo preesistente o di un nevo congenito, ma più frequentemente compare sulla pelle sana.
Il melanoma si presenta generalmente come una macchia di colore marrone scuro-nero, con bordi irregolari e forma asimmetrica. In alcuni soggetti possono svilupparsi due o più melanomi. Nell’uomo la sede più frequentemente colpita (80% dei casi) è rappresentata dal tronco, mentre nella donna si localizza prevalentemente (50% dei casi) agli arti inferiori e, con frequenza minore, al tronco.
Per comprendere il melanoma è importante conoscere alcuni elementi di base relativamente alla cute e ai melanociti.
È il terzo tumore più frequente al di sotto dei 50 anni, un nemico aggressivo dall'incidenza in continua crescita (quasi 14 mila nuovi casi nel 2016 in Italia).
Ma sono in pochi a dichiarare di conoscere il melanoma cutaneo: solo il 28% degli italiani, contro il 45% che si ritiene molto preparato sul tumore al seno.

Un vuoto informativo che riguarda anche i progressi della medicina e le terapie mirate. È il quadro che emerge da un’indagine SWG condotta su un campione di 1000 italiani di entrambi i sessi. Le informazioni sul melanoma vengono reperite soprattutto grazie ai media (72%), ad amici e conoscenti (39%), al medico di famiglia o specialista (29%) e grazie ad iniziative e campagne di sensibilizzazione e prevenzione (26%).
Solo il 26% riconosce come fattori di rischio le caratteristiche fenotipiche (colore dei capelli, tipologia di pelle, ecc.), e addirittura un residuo 15% associa la patologia a eventuali modificazioni del Dna della cellula tumorale.
«Il melanoma rappresenta il 3% di tutti i tumori sia negli uomini sia nelle donne.
Nonostante sia il tumore meno frequente tra le neoplasie della pelle, è potenzialmente il più maligno, con maggiori probabilità di metastatizzare» spiega l’oncologo medico Giuseppe Palmieri, responsabile dell’Unità di genetica dei tumori del CNR di Sassari e presidente eletto dell’Intergruppo melanoma italiano (IMI).
«Le modificazioni del Dna individuate in questi ultimi anni possono essere di diversi tipi e ciò rende dunque possibile affermare che, dal punto di vista genetico e biologico, i melanomi non sono tutti uguali».
I progressi compiuti dalla ricerca scientifica, nell’individuazione di specifiche mutazioni a carico del Dna della cellula tumorale, hanno permesso lo sviluppo di trattamenti a bersaglio molecolare che agiscono direttamente sulla mutazione specifica.
Si tratta di aspetti complessi e ancora poco chiari alla popolazione italiana: il 59% degli intervistati, infatti, dichiara di non essere a conoscenza del fatto che alcune tipologie di tumori siano contraddistinte da questo tipo di mutazioni della cellula malata, e il 72% non ha mai sentito parlare di terapie mirate per la cura dei tumori.
In questi anni l’approccio di precisione si è concentrato su alcune tipologie di mutazioni come quella a carico del gene Braf-V600 (il 90% delle mutazioni Braf) e del Mek, il componente della cascata molecolare immediatamente a valle di Braf.
«Se fino ad oggi le terapie tradizionali, chemio e radioterapia, hanno avuto come obiettivo il tumore, l’approccio di precisione prende a bersaglio solo le mutazioni genetiche rilevanti» spiega Paola Queirolo, dell’UOC Oncologia medica Irccs San Martino di Genova e presidente IMI. «La mutazione Braf è presente nel 50% della popolazione affetta da melanoma metastatico e rappresenta un importante bersaglio molecolare.
Grazie alle evidenze di efficacia e sicurezza dimostrate in importanti studi clinici, la combinazione dabrafenib + trametinib sarà presto rimborsabile per il trattamento di pazienti adulti con melanoma non resecabile o metastatico positivo per la mutazione di Braf V600».

L’obiettivo delle terapie nel trattamento del melanoma metastatico è quello di rallentare la progressione della malattia, prolungando la sopravvivenza del paziente.

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